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Consonno, il paese dei Balocchi

Consonno #28

Consonno, per il sottoscritto, é un sogno che si realizza. Diventata celebre negli anni ’60 come la Las Vegas italiana, ad oggi é in tutto e per tutto una città fantasma. Abbandonata da tutti e distrutta da molti, é solo un vago ricordo di quello che fu. Ma io volevo andarci, la storia di questo piccolo borgo ha sempre esercitato sul sottoscritto un fascino irresistibile. Non credo sia necessario scrivere l’ennesimo racconto sulle vicissitudini di questo paese della Brianza e non credo nemmeno di essere la persona adatta per raccontare le gesta del celebre conte Mario Bagno. L’intero paese adesso è in vendita per solo 12 milioni di euro, e potrei quasi farci un pensiero. Sono arrivato a Consonno all’alba di un giovedì qualsiasi di fine estate: purtroppo quasi autunno. In paese non si arriva: una sbarra blocca il passaggio in macchina. Una novità recente secondo la temeraria ciclista che ho incontrato lungo la strada.

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Per arrivare al paese si deve andare a piedi, circa 1100 metri. La strada é ripida, rovinata e piena di buche, il primo impatto è devastante: sta albeggiando, c’é un silenzio irreale, nell’abbandono più completo si nota subito la torre del minareto. Maestosa e bellissima. Poi un silos in metallo completamente arruginito e tutto un susseguirsi di costruzioni in rovina fra le quali si intravedono i resti del Grand Hotel Plaza, il famoso albergo di lusso in cui soggiornarono i personaggi più celebri dell’epoca (il mitico Pippo Baudo su tutti). Sulla sinistra una pagoda dai chiari caratteri orientali e più avanti qualcosa che somiglia tantissimo ad una pista da ballo. In piedi é rimasto poco o niente. Dopo una lunga passeggiata (bellissimi e moderni i lampioni) si arriva al mio oggetto del desiderio: il minareto. L’avevo visto in mille foto, ma dal vivo è ancora più grandioso ed importante. Come in tutte le storie tristi che si rispettino appena ho iniziato a fotografare è arrivata, immancabile, la pioggia. Era prevista. Forte, fortissima, un classico temporale di fine estate. E sono stato costretto a scappare (1100 metri sotto la pioggia battente e senza ombrello). Ma non mi sono arreso, ho aspettato pazientemente e appena il sole ha fatto capolino sono tornato. E ho trovato gente: gli amici di Consonno che allestivano e preparavano il bar De la Spinada, più un paio di curiosi.

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Ho fotografo tutto alternando diverse volte gli obbiettivi (fish-eye, grandangolo e 50ne) e credo che a breve sarò costretto a procurarmi un secondo corpo macchina. Ho scattato 330 foto e ne ho scelte addirittura 29 (un record per queste pagine) che credo diano una rappresentazione ottimale della distruzione attuale. Mi sono dedicato soprattutto al minareto, sono entrato dentro, ho percorso il corridoio centrale e sono rimasto stupito dalla bellezza di alcuni graffiti (e dalla bruttezza di altri). Mi sono arrampicato sulla torre (paura vera), e dall’alto ho ammirato Consonno in tutta la sua splendida devastazione. E sono rimasto senza parole, senza fiato. Pochi posti al mondo riescono a rappresentare così perfettamente il modo di agire dell’essere umano. Spero di essere riuscito a cogliere la magia di Consonno e quella idea di abbandono magico che circonda il paese; puntava ad essere La Las Vegas italiana, ma purtroppo è diventata solo la mecca della fotografia Urbex.

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Quello che nessuno è riuscito a comprare e mai nessuno riuscirà a comprare è lo spirito di Consonno. (Giovanni Zardoni)

Lesia [Countdown]

Lesia [Countdown]

La pianista

La pianista #01La pianista #02

I Love Toret (in Sanremo)

I love Toret (in Sanremo) #01

Cosa sono i Toret? Sono delle fontane pubbliche, dal tipico colore verde bottiglia, caratterizzate da una testa di toro (appunto toret, piccolo toro) da cui sgorga l’acqua. Sono uno dei simboli di Torino e sono sparse per tutta la città: il censimento parla di circa 800 Toret. Sono tutte raccolte nella capitale sabauda (e dintorni) tranne due. Infatti due di queste fontanelle sono a Sanremo, rispettivamente in piazza dei Dolori e in via Francesco Corradi. Perché a Sanremo ci sono due Toret? Non lo so, è un mistero che non sono ancora riuscito a svelare. Nel settembre 2012 è nato un bellissimo progetto: I love Toret, che si ripropone la valorizzazione e la salvaguardia di questo bellissimo cimelio storico (i primi risalgono alla seconda metà dell’ottocento). Sul sito si possono anche adottare; io davvero non potevo rimanere insensibile alla situazione del Toret di Via Francesco Corradi (che vedete nelle foto) e ne sono diventato padre adottivo. Il colore non è il classico verde bottiglia (ma forse non lo è mai stato) e la ruggine inizia a diventare padrona della ghisa. Inoltre, attorno al basamento, c’è questo strano pentagramma (credo un’aggiunta recente) che ricorda che Sanremo è anche e soprattutto musica; una piccola licenza poetica che si può concedere alla città del teatro Ariston. Mi piace che nella mia Liguria ci sia questo simbolo di Torino, una sorta di gemellaggio. Sarebbe davvero bello ed importante se questo piccolo angolo di Piemonte non venisse disperso per l’incuria e il disinteresse. Noi ci crediamo.

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Anche se ha le corna, non è un buon motivo per tradirlo. Soprattutto dopo anni di dissetante carriera.

Leonardo (in luce McCurry)

Leonardo (in luce McCurry)

In quest’ultimo periodo si parla sovente di McCurry e si discute di luce McCurry. Oggi pomeriggio, con l’aiuto del bravissimo Paolo Viglione, siamo andati alla ricerca della famosa luce. Che poi con il termine luce si intende in realtà una serie di fattori: colori, posizione, sfondo, soggetto; cose all’apparenza semplici, ma che in realtà non lo sono, e che permettono alle foto di McCurry di bucare lo schermo e colpire l’osservatore. E io spero di essere riuscito a combinare in modo ottimale questi fattori; non è semplice come sembra ma nemmeno difficile come si potrebbe credere (che detto così non vuol dire nulla). Ci vogliono occhio fotografico e una buona dose di esperienza. E un’arancia, che può sempre servire; e se proprio non serve ci si può fare una spremuta (ma questa la possono capire solo i partecipanti al workshop, perdonatemi la divagazione). La foto di Leonardo è del sottoscritto e non di Steve McCurry. Lo si capisce del turbante raffazzonato: lui non avrebbe mai commesso un errore del genere. Noi non abbiamo avuto modo e tempo di comprarne uno decente. Il ritocco in post è minimo, proprio come vuole Steve; passando con il mouse sopra l’immagine dovrebbe apparire la versione SOOC. In poche ore ho imparato una serie di nozioni sul ritratto (e sulla fotografia in generale) decisamente importanti ed interessanti. In linea teorica probabilmente semplici, in realtà decisamente complicate. Adesso spero di riuscire a metterle in pratica.

I Love Beer/Beinette

I Love Beer #09

In questo giorni, al campo comunale di Beinette, si svolge l’annuale ‘Festa della Birra‘. Beinette è un piccolo paese alle porte di Cuneo; è anche il paese dove abito da ormai 7 anni e quindi diciamo che gioco in casa. Sono andato sul presto, volevo sfruttare la luce del tramonto per scattare qualche ritratto alle persone che organizzano e portano avanti l’evento. La tecnica è sempre la stessa: 50mm fisso a tuttaapertura e conversione in bianco&nero. Mi sono intrufolato nella cucina, ho seguito i camerieri e importunato i baristi. Hanno anche provato ad offrirmi da bere ma quando ho la macchina.foto al collo non bevo mai. Vabbèh, sto ovviamente scherzando. E’ stato divertente: tutti (o quasi) si sono prestati al gioco e sono riuscito a tirare fuori dal cilindro una serie di ritratti interessanti. Spero che le persone che non sono presenti in questo elenco mi perdonino, ma soprattutto spero che mi perdonino le persone che sono presenti.Io comunque avevo avvisato. :)

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Hey, come ti chiami?

Hey, come ti chiami?

Strane Coincidenze (Backstage)

Strane Coincidenze #19

Ieri sera mi sono presentato al Teatro Baretti (invitato ovviamente) per fotografare il Festival Teatrale Studentesco organizzato da Servi di Scena. Era la quinta serata del festival, dedicata all’Istituto Cigna, una delle scuole di Mondovì. Non ero particolarmente attratto dalla rappresentazione in se, ma era mia intenzione dedicarmi soprattutto alla fotografia di backstage. Nei giorni scorsi avevo notato alcune foto molto interessanti e mi sarebbe piaciuto cimentarmi nei camerini: volevo catturare l’emozione, l’ansia e l’attesa, tutte emozioni tipiche di chi sta per salire sul palco, qualunque palco si tratti.

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