Viola [B&W]

Viola [B&W] - 01Viola [B&W] - 02

Con queste due foto concludo la galleria dedicata a Viola (almeno credo). E scelgo la versione monocromatica di due primissimi piani entrambi realizzati a tutta apertura con il 135 f/2. La profondità di campo è assurda e limitatissima ma al tempo stesso ‘fantastica’. La spalla completamente fuori fuoco in entrambe le foto (e parliamo di pochi centimetri) è un effetto che mi affascina: è difficile da spiegare il concetto di limitata PDC ma una volta entrati nel meccanismo dell’‘A Tutta Apertura’ è davvero impossibile uscirne. Io adoro aprire il diaframma al massimo delle sue potenzialità. :)

Viola [YELLOW]

Viola [YELLOW] - 01

Un cambio di colore, dal rosso siamo passati al giallo, e un cambio di lente: dalla focale fissa luminosa al 24-105 f/4. La modella è sempre la bellissima Viola, ma il gioco di colori è assolutamente casuale. La foto di copertina (quella più grande) mi lascia ‘disturbato‘: è un’immagine che trovo molto interessante ma che ha un difetto (se possiamo chiamarlo così) che mi infastidisce. Il braccio sinistro di Viola ha una posizione ‘poco’ elegante; non innaturale ma forse in un ritratto di questo tipo andrebbe corretta. Niente di drammatico, sia chiaro, anche perché questa foto mi lascia un bellissimo senso di relax e tranquillità (ricercata). E soprattutto, cosa starà osservando Viola? Io lo so. ;)

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Viola [RED]

Viola [RED] - 01

Un amico ama definire il 135 f/2 come ‘Lord of the rings‘. Io uso quest’ottica solo nel ritratto e quando scatto imposto quasi sempre la priorità di diaframmi (f/2). A tutta apertura diventa estremamente complicato trovare il fuoco perfetto (la profondità di campo è estremamente ridotta), ma la resa dello sfuocato è qualcosa di meraviglioso. E credo che queste foto di Viola siano la prova evidente di quanto ho appena scritto. RED è la prima parte, poi arriverà anche il giallo. ;-)

Viola [RED] - 02Viola [RED] - 03

Okra Spring

Okra Spring

Finalmente un trittico. L’idea mi girava per il cervello, rimbalzando da una parete all’altra, da diverso tempo e finalmente sono riuscito a trovare tre foto adatte. L’occasione è arrivata con la sfilata di primavera del negozio Okra Store a Mondovì Piazza. Ero un po’ decentrato rispetto alla passerella ma non mi sono perso d’animo: ho inserito la raffica e… si tratta di un colpo fortunato.

Marlene Kuntz

Marlene Kuntz

Fotografare un concerto è sempre un’impresa difficile. Il problema maggiore è la scarsa luminosità (escludo la possibilità di utilizzare il flash ovviamente): bisogna lavorare ad ISO altissimi e a tutta apertura con i problemi che ne derivano. Domenica scorsa ho deciso di cimentarmi nell’arduo compito durante il concerto dei Marlene Kuntz a Cuneo; sono arrivato con buon anticipo e mi sono piazzato proprio sotto il palco, appena dietro le transenne. La luce era concentrata quasi esclusivamente sul cantante (Cristiano Godano) e ho quindi deciso di farlo diventare il protagonista della serata. Ne sono usciti una serie di ritratti interessanti anche se (ovviamente) un po’ monotoni. Le difficoltà di illuminazione mi hanno costretto a scattare a 3200/6400 ISO ma devo ammettere che il sensore full frame della 5D Mark II ha superato brillantemente la prova. Ho fotografato solo i primi 20 minuti, poi mi sono spostato verso l’esterno e ho deciso di godermi la musica.

Vittoria ha paura

Vittoria ha paura

Il soggetto sfuocato da qualcosa in primo piano è fuori dalla mia espressività tipica. Non lo concepisco. Io credo che il/la protagonista della foto (che sia un oggetto oppure una persona) debbano essere sempre a fuoco: magari decentrati, sullo sfondo, nascosti, ma comunque a fuoco. E questa immagine (il fuori fuoco sullo sfondo è voluto) ha proprio tutte le caratteristiche che ho descritto come ‘immorali‘. Eppure mi piace perché sin dal primo impatto mi ha ricordato la paura, sebbene in quel frangente il concetto di paura non fosse nelle mie intenzioni. Ed è proprio il soggetto sfuocato [sullo sfondo] che aiuta e collabora a rinforzare il senso di pericolo che la modella assume con la posa e con lo sguardo fuori campo. E quindi posso proprio dirlo: Vittoria ha paura. Ma quasi per caso.

L’ultimo Samurai

L'ultimo samurai

E poi c’è un samurai. Probabilmente l’ultimo. Un uomo che non ha paura di niente, che crede nei suoi ideali sino in fondo, impavido. Un uomo che lotta sino all’ultima goccia di sudore, che combatte e che non si arrende mai. Un uomo pronto a morire per difendere la sua causa, per proteggere un amico, per salvare la sua donna. Un grande uomo. Forte, tenace, coraggioso. E che riesce a bere una pinta di birra (alla goccia) in un solo sorso. Un eroe d’altri tempi. Un mio amico.

Okra Backstage

Okra Backstage

E c’erano tre bellissime e giovani ragazze che si divertivano a cambiarsi d’abito e a mostrare la moda di Okra Eco-Store in piazza Maggiore, nella parte alta di Mondovì. E siccome io sono amico di Okra ho deciso di partecipare all’evento e scattare qualche ‘foto ricordo’. Purtroppo ho sbagliato l’orario e sono riuscito a fotografare solo l’ultimo cambio d’abito. Ho scelto di utilizzare il 135 f/2 per combinare qualcosa di diverso e posizionarmi fuori dal raggio di azione degli altri fotografi. Direi che questa foto rende bene l’atmosfera.

Belvedere

Belvedere

Una situazione che non ti si addice più come un tempo; un traguardo nel tuo percorso di vita; l’istintiva voglia di lasciare un segno, tuo, nostro, intimo e decisivo. Senza però toccare l’estremo, sfociando nell’immutabile di chi sceglie di farsi tatuare un simbolo sulla pelle. La semplice voglia di cambiamento. Di migliorarsi, di crescere. É allora che, dopo tante riflessioni, ho maturato questa decisione. Metamorfosi. Reinventarsi. É quindi giunto il mio momento. Di darci un taglio.

Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Michela Agnese.

Headshot / Zero

Headshot / Zero

Questa foto non sarebbe dovuta apparire fra le ‘predilette’. Perché nella mia idea di realizzazione l’immagine ideale comprende anche la macchina.foto; senza sembra che il soggetto (cioè me stesso) utilizzi l’obbiettivo come un auricolare anziché come un’arma. E no, non si sente parlare Ansel Adams. Però mi piaceva molto la mia espressione (che attore!!) e trovavo il maglione particolarmente adatto al contrasto con lo sfondo arancione: ho quindi deciso di regalarla al mio amato pubblico di fedelissimi. E perdonate la faccia, ma ho solo quella. ;-)

Headshot

Headshot

Questa foto si ispira a Headshot di Martin Gommel, e da qui il titolo. Mi piaceva l’idea e mi piaceva la realizzazione, quindi ho provato a replicarla: come fanno i falsari quando cercano di riprodurre un quadro celebre. Questa è la prima foto scattata con la Canon EOS 5D Mark II (nell’occasione usata con il 135 f/2). Ho impiegato diverso tempo a trovare la quadratura del cerchio e la faccia giusta (e su quella ci sono ancora dei dubbi): gli autoritratti con l’autoscatto sono sempre un’impresa complicata specialmente se si vuole fotografare a f/2 (la DoF è limitatissima). Ed è la prima volta che utilizzo il mouseover (bisogna passare con il mouse sopra l’immagine) per confrontare la versione a colori con la versione in bianco e nero: qual è la migliore? Sempre che ne esista una ovviamente…

Ritorno alla pellicola

RolleiFlex

Devo ammettere che il digitale mi ha stancato. Troppa elaborazione, troppo ritocco, troppi scatti: si è completamente persa la poesia. Una volta prima di schiacciare il pulsante di scatto si rifletteva, si pensava, e le foto erano studiate e ragionate con calma. Oggi invece ha ragione chi scatta più velocemente, senza pensare, senza collegare il cervello. Vincono gli automatismi e la raffica. E ho deciso di dire basta. Voglio togliere il microprocessore, abbandonare le schede e tornare alla pellicola. Ho ripreso la vecchia biottica RolleiFlex (con obbiettivo Zeiss Tessar 75mm), mi sono procurato i rullini giusti (praticamente introvabili) e voglio fotografare come faceva mio nonno. Voglio comprare anche una Toy Camera, una Holga, e provare la Lomografia. Basta, si cambia, si torna al passato.

Trekking

trekking

Questa non è certo per quel che si dice una foto eccezionale. Ma per il sottoscritto è particolare ed è legata a qualcosa di importante: è l’immagine copertina (casuale) della primissima versione del mio sito, in epoca pre-blog. Ho deciso di lasciare anche il titolo originale nonostante non credo sia adatto alla foto. Ma è solo un ricordo e voglio conservarlo intatto; in realtà la foto è un po’ cambiata rispetto alla prima stesura e forse è anche meglio così. :)

Valentina and the red wall

Valentina and the red wall

Questa foto è pesantemente ritoccata: mi sento di affermare senza possibilità di smentita (e ci mancherebbe) che circa il 30% di quello che vedete è finto. Ma attenzione, non ho assolutamente modificato i connotati di Valentina (tutta naturale) bensì ho cambiato il muro rosso: mi sono trasformato in muratore e ho allungato la parete. Niente di complicato, semplice timbro clone: mi serviva una maggiore quantità di rosso; l’idea era quella di decentrare la modella, di immergerla nel colore. E purtroppo la parete non era lunga abbastanza. :)