Per il sottoscritto il 2011 è stato un anno molto interessante dal punto di vista fotografico (e non solo, del tipo che mi sono anche sposato)[ho anche cambiato avatar]. E queste forse non sono le 12 migliori immagini ma rappresentano comunque il mio 2011. Ho inserito un po’ di tutto: neve, sole, ritratto, autoritratto, panorami e anche, addirittura, una foto di strada. La classifica è contaminata, ovviamente, dal mio viaggio negli Stati Uniti ma ho deciso di percorrere i 12 mesi dell’anno e scegliere anche in base a momenti, sensazioni e ricordi. La mia preferita? Dal punto di vista fotografico non esiste, non riesco a trovarla. Dal punto di vista emotivo sicuramente la Monument Valley: un ricordo bellissimo ed un luogo davvero magico.





![Feininger's World [variations]](http://farm7.staticflickr.com/6169/6167515072_73c9328959_m.jpg)



![Black Dahlia [CROSS]](http://farm7.staticflickr.com/6034/6239990353_9f67b0baf3_m.jpg)



Benjamin, detto Benji, è un cane di San Bernardo. Non ha la fiaschetta di grappa (almeno non in quel momento) ed è l’animale più docile del mondo. E’ un molosso di quasi 90 chili. Impressionante. E mentre lo fotografavo con il 24mm (quindi a meno di un metro di distanza) è rimasto impassibile e calmo, come se il fotografo nemmeno esistesse. Per questo ritratto ho utilizzato un fotoritocco leggero: una schiarita ai toni della pelle e il timbro clone per eliminare occhiaie e rughe.

Questo è il Parrasio, la vera Imperia Antica. Sotto i panni stesi ad asciugare si nasconde la targa dedicata a Giuseppe Elia Benza. Giuseppe Elia Benza fu un grande patriota, amico di Mazzini, partecipò attivamente alla costruzione dell’Unità d’Italia; fu il primo deputato di Porto Maurizio al parlamento Subalpino. E questa immagine mi sembra davvero un simbolo interessante quando manca poco più di un mese al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Non sono mai stato a Napoli. E penso che dovrò rimediare a questa mancanza al più presto; insieme a Palermo. Perché non sono sicuro del fatto che sia migliore e più bella di Torino (più stupenda) ma questa curiosità devo proprio togliermela. Ma andrò il più tardi possibile perché se vedi Napoli, poi muori…

Mondovì è la capitale italiana delle mongolfiere e non di rado capita di vederle volare nel cielo. Questa mattina, complice la splendida giornata (estate di San Martino), il cielo era costellato di palloni aerostatici. Non ho perso tempo, ho aspettato una buona composizione ed ho scattato. ISO 50.

C’è sempre quel maledetto passo di mezzo, troppo breve e troppo lungo insieme, che ci tiene separati. E io, quando mi trovo nei pressi della sua pausa sigaretta, mi affretto goffamente ad allungarlo, quel passo, di svariati metri. E lo faccio un po’ per timore di essere nuovamente mortificato dal suo sguardo di cortese disappunto. E un po’ lo faccio per me, per provare a me stesso che ho l’orgoglio, io. Ma non conta niente, davvero. Il suo unico passo, il disagio pieno e appuntito di vedermi, mi scaraventa via come una foglia sbigottita e fluttuante in una folata di vento. E se continuiamo ad essere vicini, per colpa di una qualche contingenza capricciosa, in definitiva poi, restiamo sempre lontani. Come su due pianeti. E io su sta cazzo di panchina gelida e capricciosamente contingente, uno sguardo lo lancio, di tanto in tanto, nei pressi della sua pausa sigaretta, ché non posso farne a meno. Come se scrutassi le galassie che intercorrono tra di noi. Distratto da qualche clacson sulle strisce pedonali.
Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Sara Taricani.

Questa foto è stata scattata sul Lago Trasimeno, a Passignano. E’ il ‘celebre’ monumento dedicato alle Frecce Tricolori. Sembra incredibile ma questa immagine non ha subito nessun ritocco (solo un leggero Crop). E’ così, naturale, come uscita dalla macchina.foto. Era una giornata strana, fredda, di inizio dicembre. Erano da poco passate le quattro e la nebbia tranquillizzava l’atmosfera: camminavo sul lungolago quando mi sono accorto (quasi per caso) del monumento. E’ un gioco di luci ed ombre strano, anche casuale se vogliamo. Ma decisamente d’effetto.

Amo la nebbia.
Quella cosa soffice che impregna tutto, che avvolge le linee, che cancella i contorni. E’ qualcosa di leggero che ti costringe a ridisegnare il mondo, una linea grigia come i tratti di una matita, che abbozza le cose senza definirle mai, uno schizzo che viene cancellato, rimodellato, adattato. Uno specchio senza cornice, un mondo alternativo in cui tutto può succedere, che ti costringe alla creatività tuo malgrado.
Guarda l’orizzonte. Cosa c’è, là, all’orizzonte? Una nave, una sirena, un faro? Un mondo inesplorato? O forse un vuoto che prosegue all’infinito, senza argini, senza appigli, senza il senso della misura, chissà.
Ascolta. Lo senti anche tu? Un filo di vento, un ululato, un gemito? Un crepitio? O forse è il suono soffocato delle tue suole che inghiottono una strada che non vedi, un universo senza il suo fondo, che ammoniscono il tuo viaggio senza una meta.
Tutto ciò che scompare lento davanti a me, ora, io non so dove andrà a finire. Forse rimarrà tutto qui, in attesa di domani, per farsi schiaffeggiare dal sole. O forse qualcosa se ne andrà schizzando impazzito verso un punto imprecisato dello spaziotempo? Tutto è possibile.
Certe volte penso che il mondo intorno manchi di creatività. O forse manca solo di poesia, inghiottita un giorno dalla nebbia e dispersa là fuori, da qualche parte.
Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Feba.

Questa foto gira nel mio PhotoBlog da tempo. Ma è un grande classico ed è sempre attuale. Quale modo di migliore per festeggiare i nostri morti? Un lumino, rosso. Anzi, tanti lumini.


La Dune du Pyla è la duna più alta d’Europa. Ed io che non sapevo nemmeno dell’esistenza di dune europee. Si trova a sud di Bordeaux, sulla costa atlantica, nel bacino di Arcachon. E’ stranissima ed inspiegabile. Salire sulla vetta è un’impresa titanica, faticosa, sabbiosa. La discesa verso il mare invece è davvero divertente e un po’ folle: si corre a perdifiato verso il mare con i piedi che affondano nella sabbia. Le foto sono scattate dalla spiaggia: il sole era decisamente più favorevole dalla parte ovest. Bellissimo il crinale stracolmo di turisti, stanchi, che guardano il panorama.


Il vento è fortissimo, il mare decisamente mosso. Le nuvole che provengono da Nord non promettono niente di buono: una tempesta è in arrivo. L’aria è decisamente salmastra, il sale si attacca alle mani, ai vestiti. E’ una domenica di fine ottobre ad Imperia, non fa freddo, il nuovo molo lungo è praticamente deserto. C’è un ragazzo sullo skate, Tonino controlla le sue aragoste. Dal faro non c’è nessuno, quasi nessuno. Le pietre sono bagnate perché le onde s’infrangono forte sugli scogli e schiumano oltre le protezioni. Devo correre per evitare l’acqua, mi sento il sale addosso. Il vento mi colpisce da tutte le direzioni, alzo il bavero della giacca e scatto.

Title originally chosen by Palmasco.

“Allora, che te ne pare?” Chiese lui con un piccolo sorriso, ma lo sguardo euforico di soddisfazione.
Lei, distinguendo il faro in lontananza, respirò a pieni polmoni e sorrise anche lei di un piccolo sorriso. Sapeva bene che lui aveva un debole per i fari e tutto l’immaginario romantico correlato. Ma poi quale immaginario, capirai, stare rinchiuso dentro una torre. “Macché rinchiuso! Piuttosto, sai come passerei il tempo lì dentro?” Morbidamente emerse dai ricordi la prima volta che lui le parlò delle sue passioni. “Con tanti libri!” “Ah beh!” aveva replicato lei, sorridendo di un piccolo sorriso e stropicciandosi delicatamente le mani, intirizzite dalla passeggiata di inizio autunno.
Ah beh!” Esclamò anche allora, attraversando con lo sguardo il prato verde e l’acqua argentea e il molo deserto e il cielo nuvoloso e il faro verde.
“Mi piace questo posto.” E sorrisero insieme di un sorriso più grande.
Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Sara Taricani.