Bisalta from Beinette lake

Bisalta from Beinette lake

Questa foto è la perfetta continuazione dell’immagine di ieri. Stesso giorno, stesso luogo, stesso cielo. Dopo aver scattato dal prato mi sono accorto che alle mie spalle scorreva il lago di Beinette (si, il lago di Beinette scorre). Mi sono spostato e ho provato a riprendere la Bisalta da un’altra angolazione includendo nella parte bassa del fotogramma anche le acque del lago. Ho attenuato i colori, aumentato il contrasto e, ovviamente, eliminato il fastidioso palo della luce. Di questa foto mi piace la posizione delle nuvole (anche riflesse) che sembrano indicare la montagna. Talvolta il fotografo (quello perseverante) è aiutato anche dalla fortuna.

Bisalta [clouds]

Bisalta [clouds]

Devo ammettere che sono molto infastidito dai pali della luce (e relativi cavi). Spesso e volentieri mi sono trovato a combatterli, a schivarli, ad evitarli. Eppure sono sempre lì, proprio nel mezzo del panorama che mi piacerebbe fotografare; e sono dappertutto anche nei luoghi più impensati, dove la natura è praticamente incontaminata, anche quando la prima impronta umana dista decine di miglia. Non c’è l’acqua, non c’è la vita, non c’è la flora, non c’è la fauna, sei nel deserto, nel posto più sperduto del mondo: ma non ci sono speranze, i fottutissimi pali della luce sono nel centro della foto perfetta. E ho deciso di combatterli a modo mio, usando Photoshop e la meravigliosa arma del timbro clone. Perché io intendo la fotografia come una via di mezzo, un giusto mix, fra scena reale e personale visione artistica. E nella mia visione artistica i pali della luce (e relativi cavi) non hanno proprio cittadinanza.

Cannon overlooking the sea

Canon overlooking the Sea

Mi piace rimbalzare fra mare e montagna, ma d’altronde sono con il cuore ad Imperia e con la mente a Cuneo. Questa foto risale all’inizio di marzo: siamo sul molo lungo di Oneglia, il vento è fortissimo, il cielo nuvoloso e cupo di fine inverno. A Imperia ci sono questi cannoni, ci sono da sempre: ricordo le mie foto di bambino a calvacioni sulla punta oppure in piedi, in equilibrio. Sinceramente non ricordo i cannoni sul molo lungo e penso che questo (spero di non sbagliarmi) sia arrivato da poco. E’ già sfregiato, come nella peggiore tradizione italiana, ma credo voglia rappresentare la resistenza strenua, la difesa della costa dagli invasori. E mi piaceva il suo modo di guardare il mare, di guardare l’orizzonte, la sua fierezza di combattente. Anacronistica.

Il cielo su Beinette

Il cielo su Beinette

Per la serie ‘Il fotografo della Domenica‘ ecco una foto semplice e lineare che punta solo ed esclusivamente sulla forza della natura. Il cielo è un elemento importante e fondamentale in qualsiasi foto di panorama: è il cielo che una rende una foto bella e sono le nuvole a renderla bellissima. Ieri pomeriggio il panorama era così, artistico e colorato, in una sola parola: perfetto. Ho provato la versione monocromatica e il cielo su Beinette mi piace anche senza colori.

Calata Cuneo

Calata Cuneo

Calata Cuneo è la banchina del Porto di Oneglia (Imperia). Deve il suo nome a Giovanni Battista Cuneo, giornalista, politico e patriota italiano, grande amico e collaboratore di Garibaldi che nacque proprio ad Oneglia nel 1809. Ma io credo che in pochi sappiano il perché di quel nome. E penso anche che Calata Cuneo abbia una magia, un qualcosa di bellissimo, che Imperia è riuscita a nascondere per anni, impedendone l’accesso con cancelli e divieti. Ricordo quando da piccolo correvo sotto i portici e potevo solo osservare da lontano i pescherecci e le gru. Solo negli ultimi lustri ci si è accorti di quanto possa essere ‘turistica’ la banchina: sono sparite le imposizioni e la gente ha potuto riprendersi il porto. Questa foto è scattata dal molo lungo, nella zona dedicata alle piccole imbarcazioni da pesca: è una parte del molo quasi nascosta, silenziosa, che sembra ascoltare, e non capire, il brusio e il rumore della banchina che si trova a pochi metri di distanza, oltre l’acqua. Due mondi completamente diversi ma che fanno parte di una stessa anima.

Torre VRV

Torre VRV

Il temporale era finito da poco quando sono salito sul tetto per osservare l’orizzonte. L’aria era assolutamente nitida e si potevano vedere le Alpi in tutta la loro bellezza. Le nuvole erano ancora minacciose. Ho notato quella sorta di torre in lontananza e ho inquadrato la scena con il 70-200: mi sono accorto, quasi istintivamente, della perfetta composizione a 200mm. Eliminando l’edificio, e fotografando solo la torre e le unità di climatizzazione (VRV) sul tetto, la scenografia diventava semplice e lineare. Ho provato un paio di scatti prima di riuscire a trovare una linea orizzontale perfetta che escludesse il resto del mondo. Ho contrastato ed enfatizzato le nuvole per ottenere un’atmosfera drammatica. Un’immagine minimale, rilassante, che mi riporta in pace con me stesso. E in questo caso il mouseover è dedicato alla versione monocromatica. ;-)

Noi che abbiamo il mare nel cuore

Noi che abbiamo il mare nel cuore

Il mare è da sempre nel mio cuore. Perché chi nasce sul mare non può dimenticarlo, deve tornare periodicamente a sentirne voce e profumo. Chi nasce sul mare si riconosce dagli occhi, dall’anima: io afferro l’odore del sale e mi sento parte di un’elite selezionata, come se avessi dei poteri che intorno a me capiscono solo quelli come me. E quando ho notato queste due ragazze osservare la linea dell’orizzonte, in completo silenzio, ho subito capito le loro emozioni, mi sono seduto a poca distanza, ho respirato il mare e ho ascoltato lo scabordio delle onde contro gli scogli. Poi ci siamo scambiati uno sguardo, sfuggente, e abbiamo diviso un breve momento che solo chi è nato sul mare può comprendere. Perché noi abbiamo il mare nel cuore.

Pennello e nuvole

Pennello e nuvole

Che il Pennello sia la spiaggia di Imperia che preferisco è cosa nota. E forse dovrei smettere di fotografare il litorale imperiese. Ma ci sono dei momenti in cui è impossibile non scattare: e il cielo del giorno di Pasqua è stato proprio uno di quei momenti. E non credo servano altre parole.

In spiaggia [a Pasqua]

In spiaggia [a Pasqua]

Sembra che il freddo ed il gelo (e la pioggia e la neve) siano tornati in possesso della penisola e che l’inverno abbia deciso di dedicarci un rigurgito. Eppure domenica scorsa (tre giorni fa) camminavo vestito leggero sulla passeggiata di Imperia e fotografavo gente in costume sulla spiaggia. Sembra passato un secolo, era Pasqua. Questa foto è divisa a metà (e non si dovrebbe mai lasciare la linea dell’orizzonte a tagliare in due parti uguali il fotogramma): nella parte superiore ci sono le nuvole, scenografiche, nella parte bassa scene di primavera inoltrata, di vita, di mare. Ho schiarito e aggiunto contrasto. Passando sull’immagine con il mouse appare la versione originale.

Style and sky [dal basso]

tyle and sky

Cambiare il punto di osservazione e valutare tutte le prospettive è una delle cose più importanti che mi ha insegnato la fotografia. Quando osservo i miei occhi non guardano solo in un senso ma girano, cambiano, si spostano: sempre alla ricerca del punto di osservazione più interessante. Due sono le prospettive che preferisco: dall’alto e dal basso. La prima strada non è sempre percorribile: non di rado è la più affascinante e le cose belle non sono mai facili. La seconda invece è più immediata e questa immagine rispecchia proprio questo punto di vista alternativo. Sulla banchina c’era tantissima gente, troppa gente: allora ho provato a guardare verso l’alto, mi sono inginocchiato e ho scattato. E’ una foto semplice e forse per questo rende molto bene il concetto ‘dal basso‘.

A man, the sea and clouds

A man, the sea and clouds

Domenica scorsa (il giorno di Pasqua) ho fatto una lunga passeggiata sulla ‘spianata’, ad Imperia. Il panorama era molto particolare: tantissime nuvole, i raggi del sole che lottavano per uscire allo scoperto, il mare decisamente mosso. Ho iniziato a fotografare con il 24-105, poi sono passato al più panoramico 17-40 per riuscire a cogliere il maggior spazio possibile. E quindi ho deciso che dedicherò l’intera settimana al ‘mio mare’. Spero di non annoiarvi. ;-)

Pennello

Pennello

Non ho mai capito perché questa spiaggia venga chiamata da tutti ‘Pennello’. E’ un mistero che forse solo Lucetto Ramella* potrebbe svelare. Questa foto risale al Febbraio 2009, poco prima del mio trasferimento a Cuneo; un periodo della mia vita malinconico ma decisamente proiettato al futuro. E mi capitava di fotografare i luoghi simbolo della mia vita e della mia città: questa spiaggia rappresenta per tutti gli ‘onegliesi’ qualcosa di importante. Era la mia spiaggia di bambino ed è diventata la mia spiaggia da adulto. In questa immagine è un po’ triste, è un po’ mare d’inverno: ma mi piace ricordarla così, come quando si andava a correre, nella brutta stagione, sulla strada che collega Incompiuta ed Oneglia e che passa proprio sopra il pennello. Uno sguardo a destra, un pensiero al mare e all’estate che deve arrivare, e poi ancora di corsa con il vento in faccia.

* Poeta e storico di Oneglia e del dialetto Onegliese.

Pianfei Lake [TRQSE]

Pianfei Lake [TRQSE]

Le 5 lettere contenute nella parentesi quadra hanno un significato ben preciso: Turquoise. Perché Turchese è il colore dominante della foto: un filtro. E siamo ancora al lago di Pianfei, sempre nella brutta stagione: è deserto, non c’è mai nessuno e mi lascia un senso di tranquillità e di pace. In questa foto ho enfatizzato i dettagli, contrastato le ombre e aggiunto un filtro colorato che aumentasse la qualità del cielo. Di questa foto mi piace tantissimo il disegno sull’acqua ghiacciata: lo trovo ‘quasi’ poetico. Di una poesia un po’ moderna e pittorica, non omologata ed affascinante.

Speranza

Sunrise at Branzola

E’ naturale il bisogno d’incontro, d’armonizzazione tra creato e figuranti, tra artisti d’aria e di penna. Il reciproco desiderio di sublimarsi nell’infinito, d’attribuire speranza e senso a ciò che d’indefinito tinge il mondo. Le altezze, le terre sconfinate d’azzurro manto, ondeggiano e danzano al cospetto del segreto messaggio. E nonostante la vana volontà di comprensione assuma toni sfaldati, ambirvi non può dirsi intralcio all’umano sviluppo. V’è sempre una meta cui le nostre acque si trascinano, di peso o forza, un orizzonte dalle calde sfumature incendiarie, quel tiepido rifugio cui tutti ambiamo. E nell’impossibilità alla cieca comprensione di vissuti e viventi, la speranza non deve mai cessare il suo ineffabile vociare. Poiché soltanto essa costituisce l’urlo d’Amore capace di evolvere l’essenza dell’affermazione personale. L’unico gracile e leale germoglio, tra cieli salmastri e campi dai mille aculei neri.

Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Martina Cora.

Martina Cora è una giovane scrittrice Monregalese. Le ho chiesto di scrivere un piccolo guest post dopo aver letto le prime pagine del suo libro d’esordio: ‘La ruggine della rosa‘ edito dal gruppo Albatros il Filo. E voglio ringraziarla per le sue parole di speranza, che ne abbiamo bisogno. Adesso non mi rimane che fotografare la Ruggine celata dietro ad ogni Rosa. Non sarà facile: forse devo prima finire di leggere il libro di Martina. :)