Dalla lanterna sul Dubai Creek

Dalla lanterna sul Dubai Creek #01Dalla lanterna sul Dubai Creek #02

Durante una visita a Dubai è obbligatoria la gita turistica sul Dubai Creek. A bordo mi sono impallinato (si dice così) delle lanterne, sistemate sul ponte, che delimitavano la barca: probabilmente utilizzate di notte quando la struttura si trasforma in un ristorante galleggiante (mi sono rifiutato di provare il cibo). Ho deciso quindi di utilizzare un diaframma molto basso per mettere a fuoco le lanterne e lasciare sfuocato lo sfondo: i componenti dell’equipaggio (ma anche le altre persone a bordo) devono avermi preso per pazzo. Ho scattato almeno 20 foto alla bandiera degli Emirati Arabi prima di riuscire a trovare una condizione di vento favorevole. In totale, della vacanza a Dubai, mi rimangono circa 50 foto di lanterne con tutti gli sfondi possibili; queste sono le migliori (vi lascio solo immaginare le peggiori).

At the Top [Burj Khalifa]

At the Top #01

La voglia di salire sul Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, è stata sicuramente uno dei motivi (forse IL motivo) che mi ha portato a Dubai nello scorso dicembre. Il Bury Khalifa è difficilmente fotografabile dal basso, è talmente alto (828 metri antenna compresa) da risultare poco fotogenico. Ma quando si sale sulla terrazza panoramica il discorso cambia completamente: il panorama è incredibile (sembra di essere su un aereo) e l’intera struttura ha caratteristiche da guinness dei primati. Fortunatamente ho prenotato la visita per tempo e quindi siamo riusciti a salire (e fotografare) quasi a ridosso del tramonto; credo che scattare nelle ore di punta (di sole) sia decisamente sconsigliato.

At the Top #02At the Top #03

Une gondole en hiver

Une gondole en hiver

Quando ho visto questa foto mi è subito tornato alla memoria un bellissimo film francese, di una ventina di anni fa, con Daniel Auteuil e una giovanissima (e bellissima) Emmanuelle Béart: “Un Coeur en Hiver“. Una struggente storia d’amore (e non), solitudine e poesia. E il freddo della laguna, e il gondoliere e la nebbia che circondavano Venezia nelle prime ore del mattino mi hanno fatto rivivere l’atmosfera melanconica di quel film. E il titolo della foto, in francese, è un omaggio a uno dei film più tristi che io abbia mai visto.

Red artwork and window

Red artwork and window

Questa foto è stata scattata al Castillo de Santa Caterina, a Cadiz. E’ un posto strano, sul mare: all’interno è praticamente deserto, una stazione di polizia e tanta tanta polvere. Ad Agosto (si, la foto risale alle ferie estive) era allestita una strana mostra di oggetti d’arte moderna; ho subito avuto voglia di fotografare l’austero e triste castello con le sue finestre, i suoi muri scrostati, la pavimentazione grezza in contrapposizione alla coloratissima arte in esposizione. Ho scelto il rosso ma i colori delle opere erano tutti decisamente vivaci. E mi piace questa immagine minimale decisamente molto contrastante (che non vuol dire niente ma rende l’idea).

Gibraltar

Gibraltar

Gibilterra ha sempre esercitato, sin dai tempi delle scuole, un certo fascino sul sottoscritto: il confine del mondo conosciuto. Nessuno osava superare le celebri Colonne d’Ercole. Nessuno prima dell’intuizione del genovese Cristoforo Colombo. E quando quest’estate mi sono ritrovato nel sud della Spagna non sono riuscito a resistere: volevo osservare il Jebel Musa e la costa Africana dalla Rocca di Gibilterra. La zona è definita pomposamente ‘Europa Point‘. In realtà non c’è molto: un faro bianco con la classica striscia centrale rossa, un grande parcheggio (deserto), un bar, un santuario, una moschea e tanto tanto vento. Volevo scattare una foto ‘ricordo’ che potesse celebrare i miei ricordi scolastici e stimolare la mia immaginazione ma non sono riuscito a trovare niente di interessante. Deluso stavo per lasciare Europa Point quando ho visto una piccola sporgenza con un punto panoramico. Mi sono avventurato fra le rocce e ho trovato la foto che cercavo: il faro di Gibilterra, le colonne d’Ercole e l’Africa (sullo sfondo). Era qui il confine del mondo conosciuto.

Piazza Gali

Piazza Gali

Per questo post mi sono ispirato al mio concittadino Settimio Benedusi. Ho preso una scala e sono andato in Piazza Galimberti. Di mattina, la sveglia è suonata alle 6 antimeridiane. Arrivato in piazza Gali ho avuto un po’ di timore ma nonostante tutto ho scaricato la scala dalla macchina, mi sono sistemato dalla parte di Via Roma e sono salito sul quarto gradino. Niente di eccezionale, ma l’idea di scattare una foto leggermente sopraelevata (quindi con un occhio diverso dal solito) alla piazza più importante di Cuneo praticamente deserta mi ha incuriosito. Ho deciso di virare in monocromatico per enfatizzare certi aspetti dell’immagine. Purtroppo, da solo, non ho scatti di backstage (e avevo anche una scala più bassa) come Settimio e non posso nemmeno utilizzare il gioco di parole Scala/Milano; tocca accontentarvi di una sola foto e di un piccolo instagram. :)

Ciciu del Villar [La Famiglia]

Ciciu del Villar [La Famiglia]

…e dopo un giro infinito sono riuscito a trovare i Ciciu del Villar. Ed erano all’inizio del parco. Non aspettatevi niente di simile a Stonehenge (come credeva il sottoscritto) ma un fenomeno naturale davvero strano e particolare.

I “ciciu” si sono formati presumibilmente al termine dell’ultima era glaciale, in seguito allo scioglimento dei ghiacciai che portò il torrente Faussimagna (affluente di sinistra del torrente Maira) ad esondare, erodendo le pendici del monte San Bernardo e trasportando a valle un’enorme massa di detriti. Questo portò alla formazione di un conoide alluvionale costituito da un terreno rossiccio, ricco di sostanze ferrose, che costuituisce i gambi degli attuali funghi di erosione. In seguito, presumibilmente per effetto di frane e terremoti, rotolarono a valle diversi massi staccatisi dal monte San Bernardo: pietre di colore più scuro, che ricoprirono il terreno alluvionale. A poco a poco il Fanssimagna ricoprì anche le pietre scure, fino a quando, per effetto dei violenti movimenti tettonici avvenuti durante il Pleistocene superiore, il terreno subì un improvviso innalzamento, e il fiume si ritrovò a scorrere più in basso. Iniziò quindi ad erodere il terreno, riportando alla luce i sassi che aveva ricoperto, arrotondandoli e levigandoli a poco a poco. Allo stesso modo il terreno subì l’azione erosiva degli agenti atmosferici: ma mentre il terreno poco coerente del versante della montagna venne portato via facilmente, i sassi fornirono una sorta di “protezione” alle colonne di terreno sottostanti, riparandoli come se fossero ombrelli. Il risultato è quello che vediamo ancora adesso, con i massi erratici sorretti da colonne di terreno.

Praticamente sono dei grossi funghi di pietra. :) Nella foto ho ripreso, scavalcando un divieto di accesso (ma non ditelo in giro), parte della celebre ‘Famiglia’. All’entrata del parco naturale si trovano le formazioni più interessanti mentre addentrandosi lungo il sentiero, che conduce in circa un paio d’ore alla cima della montagna, potrete osservare qualche Ciciu nascosto nella boscaglia come la famosa Torre (dal nome si evince che si tratta dell’esemplare più alto). Se volete passare una bella giornata all’insegna della natura (e magari fare un po’ di trekking) i Ciciu del Villar sono meta davvero consigliata. Vorrei tornarci con la neve.

The green lighthouse

The green lighthouse

Al termine del nuovo molo lungo di Imperia c’è un faro. E’ normale. E il faro esercita sempre un fascino particolare. E’ solo in mezzo al mare, illumina la notte, è fiero del suo compito. Mi sono avvicinato circospetto perché volevo un punto di osservazione diverso. Sono riuscito a trovarlo abbassandomi quasi al livello del terreno e puntando vero l’alto, verso il cielo: ho cercato una composizione perfettamente simmetrica. E mi piaceva questo cemento verde. E’ la mia prima foto (che pubblico) scattata con il polarizzatore circolare, e non sarà l’ultima.