Kindle, MicroSoft, Apple: strana storia

Vi invito a leggere in successione questi quattro articoli tratti dalle versioni online dei più celebrati quotidiani cartacei italiani. Tante combinazioni, una strana successione di eventi, non trovate?

Gli studenti bocciano Kindle
Apple, presentato l’iPad
MicroSoft e Amazon, è accordo
Kindle a Princeton per consumare meno carta

Via | Mantellini.

Il festival del Televoto

Ho deciso di dedicare la serata di Venerdì al Festival di Sanremo. Rimango basito, quasi allibito. Due cose ricorderò di questa sessantesima edizione. E qualche canzone, forse il vincitore. La prima memoria che mi rimarrà incisa nel cervello è sicuramente la squallida esibizione di Pupo e del suo gruppo ammaestrato con tanto di pagliaccio con i capelli bianchi. Ridicoli, squallidi, penosi. E poi ricorderò questa edizione come la tragicommedia del televoto. Antonella Clerici non ripete altro che la solita solfa: e questo è il codice del televoto e questo è il numero per gli SMS (che poi non si chiamano SMS), e questo è il numero per votare, e votate, non dimenticatevi di votare, telefonate, e questo è il codice. Senza dimenticare che sullo schermo appaiono in continuazione i numeri per votare. Triste, soprattutto a 75 centesimi di euro per ogni singolo voto. Veramente triste. Concludo dicendo che il mio preferito è sicuramente Marco Mengoni: canzone bellissima, interpretazione fantastica. Buon Festival a tutti.

Televoto al Festival

Oggi cade la festa degli innamorati. Ah, l’amour!! Niente di meglio che segnalare 42 sfondi dedicati a San Valentino, anche perchè dedicare un post all’amore non è proprio nelle mie corde. Buon San Valentino a tutti.

San Valentino

Haiti Gesù ti ama

Ieri pomeriggio, dopo aver realizzato il gol del vantaggio contro il Grosseto, il giocatore honduregno del Toro Julio César de León ha alzato la maglietta per mostrare al pubblico la scritta ‘Haiti Gesù ti ama‘. Io ho subito pensato, quasi d’istinto: “Pensa un po’ se a Gesù Haiti gli stava sul culo!!‘.

Leon Haiti Gesù ti ama

E’ morto l’ispettore Derrick

E’ morto, all’età di 85 anni, Horst Tappert. Il celebre ispettore Derrick. Io, in qualche modo, sono molto legato all’ispettore Derrick; quand’ero piccolo penso di aver guardato tutte le puntate. Un mito. Ricordo ancora una sua tipica caratteristica: prima di partire all’inseguimento dei cattivi (lui non guidava mai), preferiva perdere qualche prezioso istante, con molta calma, per inserire la cintura di sicurezza. Davverp un esempio, in un’epoca ancora lontana dall’uso obbligatorio delle cinture. Derrick è stato anche una minaccia per molti capodanni fra amici: l’alternativa al classico cenone. Un brodino, due puntate del celebre ispettore e quindi a dormire alle undici. Mai realizzato, purtroppo. Su Repubblica viene citata anche una casa in Norvegia: squallido e ignobile copia/incolla da WikiPedia. Molti non sanno che Horst Tappert amava la Riviera dei Fiori: era facile vederlo passeggiare per le vie di Dolcedo dove aveva comprato una casa. Ho avuto anche l’onore di stringergli la mano. E la sua morte mi lascia un velo di tristezza: ti saluto ispettore Derrick, fa buon viaggio.

l'ispettore Derrick

Giornata mondiale lotta all’Aids

Arrivo un po’ in ritardo, ma ignorare il problema mi sembra stupido; recito un mea culpa e provo a tornare sui miei passi. Claudio si scaglia con forza contro la BlogSfera italiana: in pochissimi si sono ricordati della ‘giornata mondiale per la lotta all’AIDS’. Non posso certo dargli torto. Nessuno può farlo. Provo, in ritardo, a rimediare con queste poche righe e l’immagine qui sotto (tratta dal blog di Mucio). Ci sono anche tante attenuanti (ma nessuna scusa) per noi blogger della penisola. Da parte mia posso solo dire che l’AIDS è una malattia che sento lontana. Lo so, è un’affermazione cretina. Nessuno può permettersi di dimenticare che l’AIDS esiste e vive, nonostante ormai se ne parli pochissimo, molto vicino a noi. Cerchiamo di ricordarlo, non solo a parole.

Giornata mondiale lotta all'AIDS

Crocifisso, delizia e croce

Donne e crocifisso, scoppia la polemica a MilanoL’Italia è sempre più il paese dei ruffiani bigotti. E purtroppo il culo più leccato è sempre quello della Chiesa Cattolica. I fatti sono semplici e conosciuti: l’associazione Telefono Donna ha deciso di lanciare una campagna pubblicitaria in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre. La campagna consiste nell’esposizione, negli spazi di affissione pubblica del Comune di Milano, di 500 manifesti raffiguranti una donna, bellissima e nuda, sdraiata su di un letto nella classica posizione della croce e la scritta: “Chi paga per i peccati dell’uomo?“. I riferimenti all’iconografia religiosa cattolica sono evidenti e studiati per colpire chi osserva. Il problema è che basta toccare la Chiesa e subito la politica alza la voce; l’assessore comunale all’arredo urbano Maurizio Cadeo (per un attimo ho creduto fosse Cesare) tuona: “Non so se ho gli strumenti per negare gli spazi, ma ne respingo totalmente il contenuto che offende la nostra tradizione cristiana. Pongo il problema politico e ne informerò il sindaco: chiederò a telefono Donna di ritirare il manifesto”. Non voglio parlare di censura perché la censura non dovrebbe esistere mai. Io penso che il problema sia esclusivamente politico, per essere preciso penso che sia un problema ‘grave’ della Destra italiana. Perché questa Destra è davvero esasperante nel continuare a rimarcare i propri legami con la fede cattolica. Basta. E’ falso, non ci crede nessuno. Esiste una parola perfetta per esprimere questo concetto: BIGOTTISMO. Fingere di essere credenti (e magari praticanti) per ottenere vantaggi e, in conclusione, voti. In questo paese allo sbando purtroppo la Chiesa Cattolica di Roma è padrona e regina. Telefono Donna ha comunque raggiunto il suo scopo, forse anche qualcosina di più; vedremo se riusciranno a bloccare i manifesti.

Nonno Migio aveva gli occhi azzurri come il cielo e i capelli candidi, tagliati a spazzola. Io e mio fratello, piccolissimi; uscendo da Casa con lui per mano facevamo lunghe passeggiate giù sino al torrente Brobbio, e Nonno ci diceva il nome di ogni foglia, frutto, erba, insetto che incontravamo. E poi camminavamo ancora sino alla Munia, la più antica cascina del paese, e Nonno raccontava che si chiamava così, Munia (Monaca), perché tantissimi anni prima era un convento. A ogni passo, chi ci incontrava diceva – con quella pronuncia chiusa e dura del dialetto, “Cerea, General” , e “ceréa” in margaritese vuol dire “buona sera”, ma mio fratello le prime volte domandava: “Nonno, ma perché ti dicono culéa?”. Nonna Teresita invece aveva i capelli lunghissimi, ne faceva due trecce che arrotolava attorno alla testa come una corona. E cucinava coi fiori; insalate di pomodori e primule, risotto alle violette, frittata di menta e di ortica… Mai capìto come facesse a raccogliere le ortiche a mani nude, senza mai farsi male. Ricordo le merende fatte con le micherisse appena sfornate e bollenti tagliate a metà e condite con una nocciola di burro che si scioglieva al calore della mollica. E l’acqua era più buona se bevuta alla fonte…non ricordo il nome… Ci si arrivava passando sotto la Torre e buttandosi giù da un sentierino pieno di more. E poi i “sucàr” (prununciati proprio così) di liquerizia comprati dal Tabaccaio, che allora non sapeva ancora che avrebbe avuto un giorno un nipotino speciale; le “marronite“, parallelepipedini di marmellata di castagne presi dalla Campana, che aveva il negozio di alimentari proprio sotto casa nostra… Perché da piccoli potevamo mangiare come buoi, senza ingrassare mai? E quei lunghi pomeriggi di settembre – un mese intero di campagna dopo due mesi di mare, come eravamo fortunati noi bimbi d’allora, eh? – passati a schizzare in bicicletta da via Bertone sino al tennis e ritorno, avanti e indrè avanti e indrè, ma che fatica quella salita al ritorno sino al Castello, schivando mandrie di mucche di razza margara, “bianche come perle“… Oppure avanti e indrè dalla parte opposta, sfrecciando davanti la chiesa e al campanile più alto della zona, arrivando davanti casa Sibilla e poi voltando a sinistra, circondati di campi di meliga e mais, passando davanti al piccolo cimitero e arrivando sino a Riforano… Un’avventura. Eravamo un gruppo di ragazzini inseparabili e più o meno coetanei, letteralmente cresciuti insieme dalla nascita ai 18 anni; io, mio fratello Guido, i tre cugini Mimi, Chicco e Ginetto; Massimo e Nunzio; le ragazzine si chiamavano Mirella, Antonella, Ornella. Tutte “ella”.

Samuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa Margarita

Davanti alla casa dei cugini, di fianco alla mia, c’era una panca di legno: serate interminabili trascorse lì, il primo che arrivava si sedeva, gli altri in piedi o in groppa alla bici, a parlare parlare parlare, con immensi ed improvvisi scoppi di stupidèra acuta e conseguente irrefrenabile ridarella. I nostri Grandi, Anna e Pippo-Generale Jr, Teresita, Vittorio e Laura, i genitori di Massimo e Nunzio, sempre insieme anche loro, anche loro a parlare parlare parlare seduti in giardino dentro casa, e la stupidéra e la ridarella loro si mescolava alla nostra. Poi siamo diventati grandi noi, e ci siamo persi come accade alle covate nei nidi. E quasi tutti quei nostri Grandi ora sono lì; uno, il Generale jr, è ancora nella Casa da dove uscivamo con Nonno. Gli altri dormono giù, insieme a Nonno e Nonna, verso Riforano, circondati da campi di meliga e mais.

Samuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa MargaritaSamuele Silva fotografa Margarita

I ricordi sono di Mitì Vigliero, le foto sono mie.

Vento

Vento feroce distrugge la vita.
Vento ke cerca, vento ke spazza.
Vento ke comanda e ke decide.
Vento potente e padrone. Tu lo senti?

Sorpresa

Sorpresa. Paura ed ansia.
Aspetto una dolce verifica nl giorno ke inizia.
Cosa sarà di me? Piccolo cuore.
Sei tu ke scegli se diventare. Se vivere.

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Pietre e Galeazza
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