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Il mio no al matrimonio

Romina e Marco

Ho scattato questa foto la scorsa estate al matrimonio di Marco e Romina. Come tutti gli appassionati veri di fotografia ricevo non di rado proposte di lavoro, è un classico dei nostri giorni: solitamente è il matrimonio di un amico/conoscente, ma può anche essere un battesimo, una comunione, una cresima (il funerale fortunatamente non mi è ancora capitato). Mi sono buttato nell’impresa una decina di volte nella mia carriera: ed è stato sempre per un legame di amicizia molto forte (Marco è il mio testimone di nozze). E avendo finito gli amici veri (rimane il Samurai ma credo ci siano più possibilità che io diventi giuventino) ho deciso di smettere (non che abbia mai voluto realmente iniziare). I motivi sono diversi e voglio spiegarli qui in modo da chiarire una volta per tutte le mie idee. Sono ateo, entro malvolentieri in Chiesa e la Chiesa Cattolica mal sopporta il sottoscritto: il Vescovo di Albenga mi ha scomunicato (latæ sententiæ) e non sono visto di buon occhio nella casa di Dio. Credo sia meglio per tutti evitare il confronto (non che abbia paura, eh?). E se non fosse un evento cattolico, magari un matrimonio civile? Entra in scena il secondo motivo, il più importante: non sono un professionista, non ho partita IVA e non posso emettere fattura. Ci sono fotografi veri, che lavorano per quello, che vivono con quello e che pagano le tasse (si fa per dire): credo che giusto lasciare a loro la possibilità di svolgere il loro mestiere. E’ un discorso difficile che con l’avvento del digitale è diventato molto dibattuto: è una lotta continua ed è impossibile riuscire a regolamentare il settore. Questo perché la fotografia non è solo un lavoro ma anche e soprattutto una passione. I fotografi professionisti ne fanno sempre un discorso di qualità e quasi* sempre hanno ragione: per immortalare certi momenti (che vengono definiti unici) ci vogliono competenza, abilità e soprattutto esperienza: fra i miei amici ci sono una quantità enorme di fotografi bravissimi, artisti nel vero senso della parola. Ma è l’esperienza all’evento che fa la differenza. Ho lasciato per ultimo il motivo vero, quello reale: non mi piace. Non mi piace. Lo trovo noioso, faticoso (quasi sempre) e poco interessante; soprattutto nel lavoro di post-produzione. Ci sono anche altri motivi, ma sicuramente religione, professionismo e piacere sono i tre fondamentali. La mia idea è sempre la stessa, da quando ho iniziato a fotografare con la Zenit 122, e non cambierà: la fotografia è un divertimento, se diventa un lavoro finisce il divertimento.

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