Il Terremoto è qualcosa di tragico. E’ una catastrofe che ti lascia senza possibilità di replica. Arriva inaspettato ed inatteso (quasi sempre), distrugge tutto e sparisce, lasciando un eco del suo passaggio. Ti senti impotente, non puoi combattere. Oggi ho visto mia madre piangere davanti alla televisione; case distrutte, città intere rase al suolo, morti, macerie, paura, disperazione. Io ho una paura fottuta del terremoto. Ho già vissuto una situazione del genere: il silenzio irreale, i vigili del fuoco che chiamano i dispersi, le macerie. Non era un evento sismico ma un crollo. Il terremoto è diverso, è peggio. Ho sentito che la scossa è durata quasi un minuto; un minuto è un tempo eterno. In quel minuto ti senti impotente, minuscola e insignificante come un moscerino. Il terremoto ti mette in ginocchio e rialzarsi è difficile. Il buono (se esiste) è che nella tragedia tutti lasciano da parte gli interessi personali e l’egoismo (cioè, quasi tutti) e la catena di solidarietà e soccorsi diventa efficiente e funzionale. Il mio pensiero adesso va a chi deve ripartire da zero, a chi si ritrova senza un tetto, senza una casa, senza niente. E questo il momento di utilizzare le risorse (enormi) dello stato senza guardare in faccia a nessuno, senza considerare niente, pensando semplicemente ad aiutare gli abitanti delle zone colpite.