Palmasco ha iniziato una discussione molto interessante sulla fruizione delle foto nell’epoca del web 2.0, nell’epoca del web per tutti (o quasi). I suoi dubbi sono legittimi, senza ombra di dubbio. Io osservo, giudico e postproduco le mie foto alla luce del 24″ firmato Apple: risoluzione 1920×1200. Ma gli altri? Chi guarda le mie foto riesce a cogliere i particolari, le sfumature di colore? Probabilmente no. Ma è importante? Io penso sia poco importante. Palmasco scrive: “A me pare che vedere male le mie foto sia come non vederle; è possibile che quelli che le vedono abbiano tutti una buona scheda grafica e un buono schermo?”. No, non sono d’accordo. Ho inserito quattro foto in calce a questo post: sono quattro fottuti capolavori del grande Henri Cartier-Bresson (avrei potuto scegliere altri, ma lui è da sempre la mia icona). E sono quattro fottuti capolavori su qualsiasi monitor. Con qualsiasi risoluzione. Io preferisco vedere male queste foto ma preferisco vederle. Si dice sempre che non è la macchina fotografica a fare grande il fotografo, ma viceversa. E allora? Adesso ci limitiamo a parlare di sfumature, di colori? No, la fotografia è colpo d’occhio, intuizione, capacità compositiva. E tante altre cose, tanti significati spesso non comprensibili. Anche sfumature e colori, certo, ma solo in minima parte. Quando guardo una fotografia non guardo mai le sfumature di colore: soprattutto quelle di cui parla Palmasco. Prima c’è l’impatto emotivo, poi osservo la tecnica, quindi cerco di capire il momento ed il luogo dello scatto. Cerco di capire cosa possa aver visto il fotografo, perché ha premuto il pulsante di scatto? E non è importante la qualità della visione per capire se una foto mi piace. Una piccola sfida: chi prova ad indovinare i titoli delle foto qui sotto? Sono quattro fottuti capolavori. Anche senza sfumature. :)
* Io comunque al fotocamp voglio partecipare… :)
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15 COMMENTI »
Paola
13 gennaio 2009 - 8:34
1Contenuto, quel che serve è il contenuto!
Il web è pieno di foto belle ma vuote…
Un saluto!
palmasco
13 gennaio 2009 - 10:01
2Tra tutte le sue foto, per me quella del parcheggio di macchine aldilà della curva dello stadio, in America, è la più presente alla mia memoria, il segno di un’epoca colto molto prima che diventasse evidente per tutti: c’era già il problema del traffico e la pratica dei grandi raduni, in quelle foto, quando ancora non se ne parlava in questi termini.
Quella è visione, quello è genio. Davvero non serve una particolare qualità grafica per apprezzare quelle foto.
Credo anche, però, che oggi godano di quell’acceleratore d’attenzione che è la fama, che rende inutili tanti dettagli. In altre parole non c’è bisogno che siano stampate bene, perché tanto sono Cartier Bresson.
Il genio però non è la regola, anzi.
Pochi in realtà hanno la chiarezza di visione che permette di vedere addirittura le epoche al loro formarsi, e mostrarle agli altri. Gli altri, i tanti, hanno una visione più limitata, modesta, ed è in questo caso che hanno bisogno della cura di ogni dettaglio per sperare che comunque venga trasmessa agli altri. L’esperienza della maggior pare degli appassionati di fotografia è piuttosto questa. Non significa che apprezzare una foto sia necessariamente sfumature e colori, significa però che tra tanti che più o meno dicono tutti la stessa cosa, un modo di dirlo più accurato diventa un discorso in sé, e non è un dettaglio da poco.
Cartier Bresson inoltre è unico anche nel suo campo. Prendi un altro genio, Ansel Adams, e troverai che tutti amano le sue fotografie e hanno imparato con quelle ad amare la grande natura americana, e t’assicuro che le copie che si trovano in giro, soprattutto in Italia, sono veramente di qualità umiliante. Bene, nonostante la gente le ami lo stesso, quando hai occasione di vedere l’originale, ti rendi conto che Adams aveva parecchio da dire non soltanto sulla natura, ma sull’esperienza dell’uomo che la attraversa, e su quella magnifica costruzione della razza umana, che è la fotografia – tutti discorsi che altrimenti si perdono completamente, ma che sono importanti lo stesso.
Tambu
13 gennaio 2009 - 11:11
3sbagli. Quelle sono foto di Bresson, sono foto “già arrivate” e va bene il discorso che fai, ma le centiaia di migliaia di foto “anonime”? per chi non è Bresson è importante anche che la gente guardi le sue sfumature, i suoi dettagli, per come li ha pensati e visti nel mirino…
Samuele
13 gennaio 2009 - 13:02
4->Tambu&Palmasco: ho scritto Cartier-Bresson ma ho anche precisato che avrei potuto scegliere chiunque. Qualche giorno fa Granieri ha citato una foto di Kevin Carter. Quella foto ha vinto il pulitzer perché Carter ha colto un momento, perché si trovava nel posto giusto al momento giusto. Sono sicuro che i giudici del Pulitzer non hanno valutato le sfumature. Ci sono foto in cui è necessario valutare le sfumature, ma nella stragrande maggioranza dei casi basta un’occhiata. Senza scomodare i grandi del passato prova ad osservare le foto di Maxu: io riesco a definirle molto belle senza bisogno di una stampa 40×30 in alta definizione.
Samuele
13 gennaio 2009 - 13:17
5Tanto per fare un esempio di fotografo scadente e poco considerato che magari riesce anche a fare una foto bella grazie all’aiuto della fortuna: ecco, questa mi piace tantissimo anche visualizzandola in formato miniatura. E non devo osservare le sfumature per pensare: “BELLA!”.
robie06
13 gennaio 2009 - 15:09
6Le sfumature? si le guardo, ma solo dove osservo che oltre “l’azione” o il “sentimento” c’è altro.
e vedo quello che i miei “possenti mezzi” mi permettono, e so benissimo che perdo qualcosa ma a volte non ci posso proprio fare nulla. Hai ragione dei capolavori citati non c’è bisogno di guardali in grande formato per dire che sono capolavori, ma sicuramenti li hai visti più grandi di un 800*600 a 72dpi, chi non l’avesse mai visti più grandi di così e fosse un poco “digiuno” di fotografia sarebbero delle foto forse accettabili.. e meno “capolavori” di qualche mio inutile e scadente ritratto.
Su Flickr ogni giorno vedro un migliaio di foto, di cui ne osservo una 30ina e farò un add fave a 10/15, non saranno tutte dei capolavori ma trasmettono qualcosa al sottoscritto (tra cui l’invidia a volte) senza avere delle sfumature particolari .
palmasco
13 gennaio 2009 - 15:50
7Complimenti, comunque, mi hai costretto a scrivere un post per risponderti, che in poche righe di commento mi sembrava di sfidarti a calcetto coi piedi legati :)
Samuele
13 gennaio 2009 - 16:13
8->Robie: siamo molto in sintonia. Anche sulla sensazione di invidia che esprimi in fondo al commento. :-)
->Palmasco: La mia intenzione era proprio quella di stimolare una discussione interessante. I commenti sul tuo blog erano troppo celebrativi nei tuoi confronti, del tipo: “Bravo Palmasco, c’hai tropppo raggione!!”
Tambu
13 gennaio 2009 - 19:22
9ma Palmasco C’HA, raggione :D
Giulio GMDB©
14 gennaio 2009 - 9:03
10Concordo su tutto e quoto Robie06: una bella foto è una bella foto anche se la guardi su un monitor scadente.
Se dovessimo ragionare come Palmasco allora dovremmo mettere in conto anche la qualità visiva di una persona: quanti portano gli occhiali? Quanti hanno leggeri o grossi difetti di vista (compreso il daltonismo)? Ognuno ha i mezzi che ha ed in genere ne conosce i limiti quindi è comunque in grado di dare un giudizio…
palmasco
14 gennaio 2009 - 14:23
11Giulio GMDB capisco il gusto della provocazione, e lo spirito del post, però…
In realtà non si tratta della capacità “di dare un giudizio”, come scrivi, ma di fare l’esperienza di una fotografia, cioè, in parole povere, di vederla. Non è la stessa cosa che giudicarla, ed è molto più importante, soprattutto per l’autore.
“Ognuno ha i mezzi che ha e ne conosce i limiti”, come dici tu, ed è vero, ma questo per me significa soltanto che ci sono persone che non hanno mai visto davvero una foto, quindi si accontentano perché non sanno cosa sia. E’ come essere miopi e non avere mai avuto un bel paio d’occhiali: quando finalmente te li metti, la prima cosa che ti viene da dire è oh!
Secondo me con le foto dovrebbe essere lo stesso :)
Samuele
14 gennaio 2009 - 15:28
12->Palmasco: mi piace il paragone con la miopia. E’ come essere miopi e mancare di una diottria. Quando metti gli occhiali pensi: “Ah, si, vedo un po’ meglio”. :)
Giulio GMDB©
15 gennaio 2009 - 10:36
13Continuo allora la provocazione ;-) Quanti che guardano una foto anche su un monitor fantastico la riescono ad apprezzare nello stesso modo? Faccio il paragone con il vino: un sommelier riesce a cogliere tutte le sfumature di gusto ed apprezzare la differenza anche fra un vino da 200 euro ed uno da 500. Un buon intenditore probabilmente quella differenza non la noterebbe. Una persona comune scommetto che avrebbe difficoltà a notare la differenza fra un vino da 20 euro ed uno da 50…
Non è solo questione di monitor o di vista, secondo me è in gran parte questione di quanto ti intendi di foto. Certamente, come dici tu, molti si accontentano perchè non hanno mai visto davvero una foto, ma perchè essi la vedano davvero è maggiormente necessario che ci sia qualcuno che gli spieghi come vederla piuttosto che piazzargliela davanti anche con la migliore risoluzione di questo mondo.
mirko
17 gennaio 2009 - 10:47
14La fotografia è cun po’ come la pittura, un bel quadro è bello anche in un catalogo, certo che però dal vivo con l’illuminazione giùsta comunica molto di più
Samuele
18 gennaio 2009 - 10:01
15->Mirko: darti torto è praticamente impossibile. :)