iPhone 3GVenerdì sera ho rinnovato il tradizionale appuntamento con l’aperitivo al Gnomaz. Mentre mi avvicinavo al tavolo indicato dal cameriere ho notato due ragazzi con le rispettive (probabili) fidanzate seduti ad un tavolo. Il dialogo funzionava in modo tradizionale: le due ragazze parlavano fra di loro, come in disparte, i due ragazzi anche. Ma mentre il dialogo al femminile era tranquillo non posso dire altrettanto dell’altra metà del tavolo. I due esseri di genere maschile discutevano animatamente dei loro iPhone, tenendoli vicino e mostrando a turno le applicazioni installate. Ho avuto la tentazione, l’istinto, di salutare. Non so perché. Forse perché avrei voluto sedermi con loro e discutere, e spiegare, ed imparare. Non ho salutato, non ho mostrato il mio iPhone e le sue mille applicazioni innovative: ha vinto la mia timidezza. Successivamente non ho potuto fare a meno di ascoltare con l’orecchio sinistro i loro discorsi: niente di straordinario, i due possessori del melafonino non erano utenti troppo evoluti, anzi, livello decisamente basso. La sensazione però è stata strana: mi sono sentito parte di una casta, di un piccolo club di eletti, quasi di una setta. Avete presente quando due Harleysti si salutano incrociandosi per strada? Ecco, ho avuto la stessa sensazione di appartenenza: io e quelle due persone facevamo parte di un piccola cerchia di appassionati. Perché anche noi possessori del gioiello di Cupertino non cominciamo a salutarci quando incrociamo i nostri iPhone? Sarebbe divertente. :)