Schegge di ToroPrima del trittico di partite casalingo (Cagliari, derby, Atalanta) in 10 giorni, ero convinto che il Toro, questo Toro, potesse ottenere un discreto numero di punti, un numero di punti variabile fra sette e nove. Devo già ricredermi dopo la prima partita, la più facile, almeno sulla carta. Sembra che questa sorta di maledizione che ci blocca da oltre due anni non voglia abbandonarci. Dopo la partita ho sentito tanti tifosi molto delusi dall’andamento della squadra: alla luce della prestazione contro il Cagliari devo conservare un moderato ottimismo. Il Toro ha giocato bene. Gli avversari erano davvero poca cosa, ma la squadra ha pressato, ha tenuto palla, è scesa sulle fasce, ha tirato in porta. E’ mancato solo il quid, è mancato il famoso salto di qualità che dovrebbe permetterci di vincere queste partite con facilità: un gol per tempo e tutti a casa. E invece siamo riusciti a divorare almeno 4 palle gol clamorose, a farci annullare un gol che ad altri, vedi Obinna, hanno convalidato e a subire un gol in contropiede a 5 minuti dalla fine. Protagonisti nel Cagliari: Marchetti, il portiere, e Acquafresca, il bomber; entrambi scuola Toro, entrambi cresciuti nelle giovanili granata e persi per colpa del fallimento. Il Toro è in crisi? Non lo so, però penso che De Biasi abbia tutte le carte in regola (e i giocatori) per uscire da questa situazione. Ho visto che negli ultimi dieci minuti ha schierato Rosina largo a sinistra: io spero che il Mister abbia visto in queste partite quello che ho visto io. Rosina e Abate sulle fasce a formare un 4-4-2 veloce e pericoloso. A cominciare dal derby. Io avevo proposto di barattare l’eventuale sconfitta casalinga contro il Cagliari con la vittoria nel derby. Ma per vincere il derby bisogna tirare fuori le palle. Sabato sera (io sarò presente in curva) riusciremo finalmente a capire se questa squadra possiede gli attributi. Adesso è il momento. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.