Ho aderito con entusiamo, fra i primi, al progetto Codice Internet. L’idea di base era (forse lo è ancora) di divulgare la rete in Italia, portare Internet alle persone anziché aspettare che la gente venga in Internet. Mi sembrava una scelta giusta nel momento più opportuno. Il primo contatto è stato decisamente negativo; dopo cinque secondi mi sentivo intrappolato nella solita rete sociale dove vince chi riesce ad avere più amici. Il motivo delle amicizie ancora adesso mi è ignoto, il tutto diventava un incrocio maldestro fra Facebook e Twitter: allegria. Poi ho notato i primi sponsor ‘istituzionali’, una serie di nomi altisonanti: ci può stare, se vuoi divulgare hai bisogno di soldi. In questi ultimi giorni il programma è partito con le prime iniziative per portare internet alla gente: convegni, congressi, interviste, il misterioso Tour, tutto a Milano. Faccio fatica a capire. Per portare Internet alle persone bisogna organizzare incontri fra ‘esperti della rete‘ che parlano di fronte ad altri tecnici del web di argomenti assolutamente inutili per le persone che non conoscono internet? Non voglio entrare troppo nel merito degli argomenti trattati e soprattutto non voglio parlare di alcuni ospiti, però a me non sembra che il progetto abbia preso la direzione giusta. Portare internet alle persone significa ben altro: alle persone, alla casalinga di Tortona, non importa un fico secco di sentire parlare Daniele Bossari (ma anche Selvaggia Lucarelli) di quanto sia bello, di quanto sia utile internet. La gente vuole sapere quale tasto premere per accendere il computer, la gente deve capire cos’è un browser, le persone che non usano internet devono capire i vantaggi che porta questa straordinaria tecnologia (che vogliano poi è tutto da dimostrare, siamo noi che vogliamo loro). E per insegnare queste cose non serve organizzare un convegno in centro a Milano, non serve preparare un talk-show con ospiti famosi: siamo noi che dobbiamo andare da loro. Se io non conosco un prodotto non mi sogno nemmeno di comprarlo e non vado a Milano (che poi Milano, è la città italiana più moderna: perché non Trescone sul Mincio? Scomodo, eh?); è il prodotto che deve venire da me e farmi capire perché lo devo comprare. Le persone che non usano la rete ne sentono parlare, sono anche curiose, ma generalmente non abitano a Milano e durante la settimana lavorano; e non hanno nessuna intenzione di partecipare ad un convegno di tecnici. Per spiegare a mia madre come funziona le rete, Marco Montemagno deve venire a casa mia con il suo computer, bussare alla porta e dire: “Buongiorno signora, sono Marco Montemagno di Codice Internet e sono qui per portarle Internet!”. Poi deve iniziare da come si accende il computer (sempre che mia madre non gli abbia detto: “Aveimo za deito” prima di sbattergli la porta in faccia), perché mia madre non sa ancora come si accende il computer. Critiche, solo critiche. Ma da quanto sento in giro non sono l’unico a pensare che il progetto Codice Internet non funzioni. Bisogna arrivare in casa delle persone che non utilizzano internet. Come? Con i mezzi di informazione ‘tradizionali’, si proprio loro: televisione e giornali, gli unici che conoscono. Spiegare con chiarezza e senza paroloni (quindi niente super-esperti della reti) perché io, casalinga, perché io, operaio, devo comprarmi internet. Quali sono i vantaggi, quanto devo spendere. Il resto è fuffa, tempo perso: sempre che l’obbiettivo sia davvero quello di portare Internet alle persone.

Internet alle persone