Chiunque conosca un minimo la fotografia, il minimo indispensabile, conosce anche le caratteristiche di un teleobiettivo. Wikipedia dice:
I teleobiettivi hanno la funzione fondamentale di ingrandire il soggetto dell’inquadratura. L’effetto però non è identico a quello che si otterrebbe avvicinandosi al soggetto, a causa dei diversi effetti della distorsione prospettica dovuta alla distanza fra soggetto e fotocamera.
In sostanza, i diversi piani che entrano nell’inquadratura appaiono più vicini l’uno all’altro di quanto non apparirebbero avvicinandosi e mantenendo una lunghezza focale più corta (fenomeno definito “appiattimento dei piani”). Inoltre, il teleobiettivo riduce la profondità di campo rispetto agli obiettivi con lunghezze focali minori.
Come affermato dal sottoscritto in tempi non sospetti, la foto di Torregaveta che ritrae i due turisti seduti ed insensibili a pochi metri dai cadaveri delle due zingarelle annegate è stata scattata con un teleobiettivo: con ogni probabilità la distanza che divide i turisti dai corpi è di almeno un centinaio di metri. Questa misura non è verificabile ma la si può intuire/evincere dalla distorsione dei piani (lo spazio fra il soggetto in primo piano e lo sfondo è di difficile comprensione, molto distorto) e dalla sfocatura dei corpi delle due piccole rom (Cristina e Violetta i loro nomi). Questa distanza è stata confermata qualche giorno fa dal protagonista della foto: Quagliarulo Amilcare. “Siamo tornati al nostro posto, a qualche centinaio di metri da lì”. Amilcare è diventato suo malgrado l’interprete principale di una storia ai confini della realtà, additato ingiustamente come rappresentante di quest’Italia insensibile, fascista e razzista. Con ogni probabilità l’Italia è davvero un paese insensibile, fascista e razzista ma Amilcare Quagliarulo (spero per lui che questo sia un nome di fantasia) non ha davvero nessuna colpa.
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6 COMMENTI »
Miic
28 luglio 2008 - 9:55
1Ciao, devo precisare che la mia è una ricostruzione di fantasia: non ero su quella spiaggia né conosco qualcuno che c’era. Ma il mio post nasce da riflessioni simili alle tue
Mauri83
28 luglio 2008 - 10:45
2Mossaccia!
Samuele
28 luglio 2008 - 12:21
3->Miic: hai fatto bene a specificare, perchè che il racconto sia di fantasia lo si capisce solo dai nomi dei protagonisti.
Emanuele
28 luglio 2008 - 13:15
4L’etica dell’informazione!! Spiegare ai ragazzi queste semplici questioni tecniche fa capire come una foto che ritrae una scena terribile e crudele come questa potrebbe non ritrarre la realtà ma una interpretazione della stessa. Qui l’occhio fotografico interpreta e ci rende questo messaggio..probabilmente molte persone avranno continuato a fare il bagno e a vivere normalmente una situazione tragica e questo fatto il fotografo voleva sottolineare, seppur facendo una foto “non reale”…Siamo ai confini della comunicazione, ingannare per dare la giusta sensazione può essere etico? ma quando si inganna per dare una visione interessata? che succede? Il mio sogno è educare i ragazzi a capire il linguaggio della fotografia e del cinema, dei telegiornali e dei quotidiani per creare generazioni future capaci di “masticare” le notizie che ricevono.
Samuele
28 luglio 2008 - 13:29
5->Emanuele: il nostro comune amico Manuel una volta mi disse che all’epoca dell’invenzione del cinema tutti lo definirono il miglior metodo per riprendere fedelmente la realtà. Solo dopo si accorsero che si trattava anche del sistema migliore per fornire una versione distorta della stessa realtà. Per la fotografia si può fare lo stesso discorso…
Ed
29 luglio 2008 - 16:38
6Tra l’altro ’sta foto, vista così a occhio nudo, sembrerebbe anche un po’ photoshoppata.