Salviamo il Cuore Nerazzurro

Su queste pagine si era disposti a tornare ad una palla di stracci; per eliminare lo schifo e le sofferenze anche qualche anno di purgatorio può servire. Perché il calcio, inteso come passione, troppe volte finisce in mano a farabutti che vogliono lucrare sulle spalle di chi il gioco più bello del mondo lo ama davvero. E la storia si ripete, cambia colori, cambia città, ma in realtà è sempre la stessa: è la città questa volta è la mia città, e la squadra questa volta è la squadra che tante volte ho visto perdere e poche vincere sugli spalti del Nino Ciccione. Questa squadra si chiama U.S.Imperia 1923 ma sarebbe meglio dire si chiamava. Se domenica prossima i giocatori di neroazzurro vestiti non scenderanno in campo (sarebbe la terza volta consecutiva) sarà radiazione. Si ripartirà da capo, forse con una palla di stracci ma sicuramente senza. Senza l’appoggio di un’amministrazione comunale sorda da troppo tempo ma soprattutto senza quel personaggio, che preferisco non nominare, che ha portato la squadra di calcio cittadina alla vergogna, alla distruzione: sommersa dai debiti (si parla di 1.800.000 euro e siamo in serie D), senza giocatori, senza dirigenza. E’ rimasta solo la fede e la passione di un manipolo di irriducibili che anche domenica, pur sapendo che la partita non ci sarebbe stata, si sono radunati in curva per incitare per 45 minuti un campo deserto e un’idea. Sabato pomeriggio il comitato “Cuore Nerazzurro” ha raccolto le firme per sensibilizzare l’opinione pubblica locale e nazionale: sono arrivati attestati di stima da tutta italia e anche dall’estero. Ma ad Imperia tutto tace, tutti hanno paura, nessuno muove un dito per salvare un simbolo dell’intera città. E allora è meglio morire nella speranza di ritornare a vivere, di risorgere. Nella speranza di tornare anche ad esaltarsi per il nerazzurro targato Imperia.

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