Nel febbraio del 2005 ero sicuramente un blogger pessimo. Un bel giorno sono diventato un blogger mediocre. Adesso quando mi presento a certe “manifestazioni” mi sento a casa. Perchè? Perchè agisco, non mi chiudo dentro me stesso, mi muovo, percorro strada, investo soldi e tempo. E mi diverto. Pur essendo stato blogger mediocre. La prima volta che ho presenziato ad una di queste manifestazioni è stato nel febbraio scorso. Avevo iniziato da quasi un anno e non mi leggeva praticamente nessuno. Mi sono presentato ad IneditaBlog, ho parlato, ho salutato, ho incontrato gente, ho fotografato. Ho parlato con i top blogger, Andrea Beggi, Luca Conti, Tambu, Lele, Antonio e tanti altri; e mi è sembrato come di conoscerli da sempre. Molti blogger mediocri fanno troppe parole e pochi fatti; e di conseguenza rimangono mediocri. Vedo pochissimi blogger mediocri a questi eventi, e sapete perchè? Perchè dove aver partecipato non lo sono più, si elevano al rango di Top Blogger automaticamente, perchè crescono dentro e hanno la capacità (quasi tutti) di comprendere, di interagire. Diventano membri attivi della BlogCricca. Anzichè parlare e criticare bisogna mettersi in gioco, cercare di capire, di discutere. Ammetto che il BarCamp di Torino non era il posto migliore per iniziare, per mettersi in gioco. Io stesso forse non mi sono comportato nel modo più consono ma sono comunque entrato in contatto con blogger che prima non leggevo e che hanno tante cose da insegnarmi: Daniela, Fullo, Vittorio, Maurizio, Emanuele, Luca. Solo per citarne alcuni. Due errori da non commettere mai: chiudersi in se stessi e commentare dall’esterno.
Gli errori del blogger mediocre
Published: 05/12/2006Posted in: BlogSfera

non mi piacciono tutte queste definizioni categoriche: TopBlogger? ma de che? blogger mediocri?
ho capito il concetto che vuoi esprimere, ma permettimi di dirti che l’hai messo giù malissimo!
->Tambu: le definizioni non le go inventate io. Riporto da altri…
Sono d’accordo con Tambu. Al 100%. Ho sempre pensato che il blog in quanto tale deve essere espressione della persona che lo tiene. Se una persona è portata ad essere veramente chiuso in se stesso non lo tiene neanche un blog. E conosco i tipi. Fondamentalmente chi scrive un blog è qualcuno che ritiene di avere qualcosa da dire e ha quel pizzico di arroganza (si ce l’ho persino io) di pensare che ci sia qualcuno disposto a leggerti. Il resto sono solo parole, categorie vuote che, se permetti, non hanno nessun significato. Ti sei chiesto in quell’arco di anno perchè non ti leggeva praticamente nessuno? Se invece vuoi fare un discorso del tipo: non chiudiamoci in noi stessi perchè la comunicazione è la cosa migliore che esista allora è un altro paio di maniche. Su questo ti do persino ragione. Però francamente le categorie top blog, blog mediocre etc etc, non mi piacciono e neanche mi interessano.
->Krishel: Per commentare bisogna prima leggere i miei riferimenti. Il mio post si innesta in un discorso ed in un contesto particolare. Leggi i due link in fondo. Ripeto: le due categorie che cito non le ho inventate io. Io sono assolutamente contrario ed il post è da leggere in questo senso.
->Tambu: se l’hai capito tu allora può capirlo chiunque.
no, resta il fatto che è tuo dovere scriverlo nel modo corretto. Io ti conosco da un po’, e di persona, ma molti ti leggono solo qui.
su su!
Ammazza se ci vai giù pesante, Samuele.
Del resto sono d’accordo.
E, visto che sono in vena di banalità, complimneti per la trasmissione.
No, ma si capisce benissimo quello che vuole dire: secondo me la polemica intavolata da Antonangelo è del tutto sterile, come hai detto tu stesso Tambu in un commento non ricordo dove “…non è che se per caso ci si ferma a parlare in 3 del mio portatile nuovo si debba prendere tutti quelli che passano e a forza tirarli dentro “HEY, tu che ne pensi? ciao io sono Tambu, tu chi sei? ALLORA ti piace o no ‘sto portatile?…”.
Poi le categorie lasciano il tempo che trovano ma era solo per dire che non si cresce senza uno scambio attivo di opinioni… se non si comunica, non si socializza, non ci si butta nella mischia è inutile poi lamentarsi
>Matteo: non mi sembra di essere andato giù pesante. Il mio è solamente un modo per dire che probabilmente esiste una blogCricca (bellissima definizione di Luca Zappa) ma non è certo chiusa e chiunque può entrare. Basta volerlo e darsi da fare per partecipare a questo bellissimo gruppo di persone. Non è certo parlandone male da fuori che si può entrare. Ma questo, come dice giustamente Beggi, è comune a tutte le categorie e non capisco cosa possa esserci di così strano. Io penso di essere dentro a questa Cricca (almeno mi sembra) ma non ho le antenne e sono riuscito ad “iscrivermi” a questo gruppo semplicemente partecipando attivamente. Sia sul blog (con i link, i trackback, i commenti ma anche con le semplici letture) sia nel reale partecipando e dando il mio contributo in foto, parole e post a tutti gli incontri cui ho partecipato.
->Davide: hai centrato il punto. Ma come mai non sei venuto? Avevo una spilla per te. L’ha presa Beggi.
Sono d’accordo con Samuele! Quanto alle definizione, si sa che sono fastidiose e stanno strette al concetto stesso che vogliono esprimere, ma normalmente le si usa come parole condivise per esprimere un concetto, presupponendo la loro ristrettezza. (spaghetti non vuol dire niente ma tutti sappiamo cosa sono e a cosa ci riferiamo quando lo diciamo)

Anche Giovy ha commentato dall’esterno, ma per fortuna non se n’è accorto nessuno. Come va con la stesura del libro? Muahahah! ;)
->Daniela: siamo d’accordo alla faccia delle differenze politiche.
->Maxime: io me ne sono accorto, il mio aggregatore mi ha avvisato. Il libro procede a gonfie vele…
ecco…poi se si organizzano incontri a cui possono agevolmente partecipare le blogger “terrone” mediocri…sai che spasso…
->Catepol: Roma e Marche. I prossimi. Non puoi mancare.
per roma faccio di tutto promesso…
blogger medio, ti prego… se vuoi attirare la mia attenzione linkami in un tuo blog e poi risponderò, non mandarmi tramite email con richiesta di scambio banner e/o bottoni grafici vari, queste cose funzionavano nel ’95.
aggiornati!
Qualsiasi categorizzazione, per quanto strumentale e funzionale a rendere più comprensibile una tesi, non è mai astratta, ma porta con sé il riferimento a uno stato di cose (reale). Le categorie prima si concretizzano, poi ci si “generalizza” su, magari radicalizzandole. Aggiungo che vedere riprodotti nei blog e dai blogger gli stessi meccanismi e le stesse logiche che sottintendono il “(mal)funzionamento” di quel che è fuori dalla blogosfera è sconcertante. Il “fatti avanti”, i mille modi per essere sulla cresta dell’onda, il presenzialismo, la pubblicità occulta, non occulta, matrimoni incrociati, presentazioni incrociate … sì beh altrimenti chitilegge/chitiascolta/chitivede.
E l’equazione notorietà=alloraleggo(il libro)/vedo(il tuo film), e guarda… insieme agli altri te li faccio pure salire nella classifica dei più venduti. E la qualità? La qualità dei contenuti (e mettiamoci pure quella della forma?).
I VIB, la BlogCricca, le BlogStar: non vi fanno tristezza neanche un po’ questi termini (e le loro concretizzazioni?) Un posto in un aggregatore di feed non si nega a nessuno, blogstar o blogger mediocre che sia… l’importante è che scriva cose interessanti e che lo faccia bene. Concludo: non è che se uno scrive un buon libro i lettori devono necessariamente, prima di acquistare il libro, fare le presentazioni e andarci a cena insieme…
Ho letto diversi punti di vista in giro. L’unica cosa che mi è chiara è che questo BarCamp è psicologicamente interessante. Le aspettative sono le più disparate e possono dare spesso reazioni inaspettate.
Da studiare come fenomeno sociale!